Codice del Sovraindebitamento


CAPO II
Procedimenti di composizione della crisi da sovraindebitamento e di liquidazione del patrimonio
SEZIONE SECONDA
Liquidazione del patrimonio

Art. 14-ter

Liquidazione dei beni (1)
TESTO A FRONTE

1. In alternativa alla proposta per la composizione della crisi, il debitore, in stato di sovraindebitamento e per il quale non ricorrono le condizioni di inammissibilita' di cui all'articolo 7, comma 2, lettere a) e b), puo' chiedere la liquidazione di tutti i suoi beni.

2. La domanda di liquidazione e' proposta al tribunale competente ai sensi dell'articolo 9, comma 1, e deve essere corredata dalla documentazione di cui all'articolo 9, commi 2 e 3.

3. Alla domanda sono altresi' allegati l'inventario di tutti i beni del debitore, recante specifiche indicazioni sul possesso di ciascuno degli immobili e delle cose mobili, nonche' una relazione particolareggiata dell'organismo di composizione della crisi che deve contenere:

a) l'indicazione delle cause dell'indebitamento e della diligenza impiegata dal debitore persona fisica nell'assumere volontariamente le obbligazioni;

b) l'esposizione delle ragioni dell'incapacita' del debitore persona fisica di adempiere le obbligazioni assunte;

c) il resoconto sulla solvibilita' del debitore persona fisica negli ultimi cinque anni;

d) l'indicazione della eventuale esistenza di atti del debitore impugnati dai creditori;

e) il giudizio sulla completezza e attendibilita' della documentazione depositata a corredo della domanda.

4. L'organismo di composizione della crisi, entro tre giorni dalla richiesta di relazione di cui al comma 3, ne da' notizia all'agente della riscossione e agli uffici fiscali, anche presso gli enti locali, competenti sulla base dell'ultimo domicilio fiscale dell'istante.

5. La domanda di liquidazione e' inammissibile se la documentazione prodotta non consente di ricostruire compiutamente la situazione economica e patrimoniale del debitore.

6. Non sono compresi nella liquidazione:

a) i crediti impignorabili ai sensi dell'articolo 545 del codice di procedura civile;

b) i crediti aventi carattere alimentare e di mantenimento, gli stipendi, pensioni, salari e cio' che il debitore guadagna con la sua attivita', nei limiti di quanto occorra al mantenimento suo e della sua famiglia indicati dal giudice;

c) i frutti derivanti dall'usufrutto legale sui beni dei figli, i beni costituiti in fondo patrimoniale e i frutti di essi, salvo quanto disposto dall'articolo 170 del codice civile;

d) le cose che non possono essere pignorate per disposizione di legge.

7. Il deposito della domanda sospende, ai soli effetti del concorso, il corso degli interessi convenzionali o legali fino alla chiusura della liquidazione, a meno che i crediti non siano garantiti da ipoteca, da pegno o privilegio, salvo quanto previsto dagli articoli 2749, 2788 e 2855, commi secondo e terzo, del codice civile.

7-bis. Il decreto di apertura della liquidazione della societa' produce i suoi effetti anche nei confronti dei soci illimitatamente responsabili. (2)



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(1) Articolo inserito dall'art. 18 del D.L. 18 ottobre 2012, n. 179, convertito in legge dalla l. 17 dicembre 2012, n. 221. La nuova disposizione si applica dal 18 gennaio 2013.
(2) Comma aggiunto, con effetto dal 25 dicembre 2020, dall’art. 4-ter del decreto-legge 28 ottobre 2020, n. 137, convertito, con modificazioni, dalla legge 18 dicembre 2020, n. 176.
Inoltre, i commi 2 e 3 dello stesso articolo dispongono:
3. Nei procedimenti di omologazione degli accordi e dei piani del consumatore pendenti alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, il debitore puo' presentare, fino all'udienza fissata ai sensi dell'articolo 10 della legge 27 gennaio 2012, n. 3, istanza al tribunale per la concessione di un termine non superiore a novanta giorni per il deposito di una nuova proposta di accordo o di un nuovo piano del consumatore, redatti in conformita' a quanto previsto dal presente articolo. Il termine decorre dalla data del decreto con cui il tribunale assegna il termine e non e' prorogabile. L'istanza e' inammissibile se presentata nell'ambito di un procedimento di omologazione della proposta di accordo nel corso del quale e' gia' stata tenuta l'udienza, ma non sono state raggiunte le maggioranze stabilite dall'articolo 11, comma 2, della legge 27 gennaio 2012, n. 3.
4. Quando il debitore intende modificare unicamente i termini di adempimento dell'accordo di ristrutturazione o del piano, deposita fino all'udienza fissata per l'omologa una memoria contenente l'indicazione dei nuovi termini, depositando altresi' la documentazione che comprova la necessita' della modifica dei termini. Il differimento dei termini non puo' essere superiore di sei mesi rispetto alle scadenze originarie. Il tribunale, riscontrata la sussistenza dei presupposti di cui all'articolo 12 o di cui all'articolo 12-bis della legge 27 gennaio 2012, n. 3, procede all'omologa, dando espressamente atto delle nuove scadenze.

GIURISPRUDENZA

Liquidazione del patrimonio - Verifica del requisito degli atti in frode - Effetto esdebitativo.
Con riferimento agli atti in frode, la verifica di meritevolezza ancora testualmente prevista dall’art. 14 quinquies l. 3/2012 deve coordinarsi con l’introduzione della legittimazione attiva del liquidatore all’esercizio dell’azione revocatoria ordinaria nei confronti di eventuali atti dispositivi, assumendo perciò il concetto di frode un termine molto più lato e relativo alla sola dolosa preordinazione della procedura in danno dei creditori o esercizio abusivo del relativo diritto.(Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Ravenna, 14 Ottobre 2021.


Procedimento per la liquidazione del patrimonio – Reiterazione dell’istanza di accesso ad una delle procedure di sovraindebitamento – Ammissibilità

Procedimento per la liquidazione del patrimonio – Socio illimitatamente responsabile – Sussiste

Procedimento per la liquidazione del patrimonio – Meritevolezza e apertura della liquidazione – Non applicabilità

Procedimento per liquidazione del patrimonio – Valutazione degli atti in frode e apertura della liquidazione – Non sussiste

Procedimento per liquidazione del patrimonio – Valutazione di congruità della quota di reddito da destinare alle spese familiari
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Il requisito di ammissibilità è da intendersi nel senso di “aver avuto accesso” alle procedure, piuttosto che aver semplicemente presentato ricorso per accedere alle procedure medesime senza averne ottenuto l’accesso (cfr. in questi termini ex multis Tribunale di Cagliari ordinanza 11/05/2016).

In ordine al presupposto soggettivo il socio illimitatamente responsabile è ammesso in seguito alla recente riforma ex dl 137/2020 conv. con I. 18.12.2020 n.176, che ha ampliato la nozione di "consumatore" includendovi anche il socio di società di persone.

In ordine al requisito oggettivo della meritevolezza della condotta del debitore, va rimarcato che la procedura della liquidazione non prevede, a differenza di quanto disposto in tema di piano del consumatore, il diniego di omologazione in caso di sovraindebitamento colposo o di assunzione di obbligazioni senza la ragionevole prospettiva di poterle adempiere, sicché il profilo della diligenza, per la sola persona fisica, richiamato dalla lett. a) del terzo comma dell’art.14 ter, deve ritenersi rilevante in relazione all’ulteriore beneficio dell’esdebitazione, oggetto di successiva valutazione (Cfr. Tribunale Bari, 17 Maggio 2021).

L’assenza di atti in frode ai creditori negli ultimi cinque anni non costituisce più requisito di accesso alla procedura di liquidazione del patrimonio, attesa l’abrogazione implicita dell’art. 14-quinquies, comma 1, della l. 3/2012 nella parte in cui prescriveva la verifica di tale presupposto, ad opera dell’art. 4-ter, comma 1, lett. l), del d.l. 28 ottobre 2020, n. 137, convertito con modificazioni dalla l. 18 dicembre 2020, n. 176.

Nella determinazione della parte di reddito da destinare al sovraindebitato in occasione dell'apertura della liquidazione dei beni devono essere rispettati i limiti prescritti dall'art. 545, comma 4 e 5, c.p.c., richiamato espressamente dall'art. 14 ter, comma 6, l. 27 gennaio 2012, n. 3. (Luigi Benigno) (riproduzione riservata)
Tribunale Lagonegro, 04 Ottobre 2021.


Sovraindebitamento – Meritevolezza – Requisito – Principio generale – Situazione debitoria determinata da accertamento fiscale per utili non dichiarati.
Sebbene non riprodotta nell'ambito della liquidazione dei beni ex art. 14 ter della legge n. 3 del 2012, la norma di cui all’art. 12 ter, che esclude dalle procedure di sovraindebitamento il debitore "che ha colposamente determinato il sovraindebitamento" deve considerarsi principio che governa l’intera normativa in parola e requisito preliminare di accesso alle procedure premiali.

Il presupposto in esame non può ritenersi sussistente quanto la situazione debitoria sia stata determinata in gran parte da accertamenti fiscali per utili non dichiarati dalla società della quale il debitore sia stato socio nell’anno di accertamento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Trani, 28 Settembre 2021.


Sovraindebitamento - Liquidazione dei beni - Ricorso ex art. 14-ter legge n. 3/2012 - Liquidazione di tutti i beni del debitore.
In tema di sovraindebitamento, il ricorso ex art. 14-ter legge n. 3/2012 deve prevedere la liquidazione di tutto i beni del debitore con esclusione soltanto di quelli indicati nel comma 6 della medesima norma, così come l’OCC, nella relazione particolareggiata,  deve allegare l'inventario “di tutti i beni del debitore”. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Trani, 27 Settembre 2021.


Sovraindebitamento – Liquidazione del Patrimonio – Verifiche giudiziali al fine dell’apertura della procedura – Ambito.
In ordine alla domanda di accesso alla procedura di liquidazione ex art. 14 ter e ss. l n. 3/12 non occorre valutare la fattibilità della soluzione proposta e la attuabilità della medesima, avendo la procedura finalità esclusivamente dismissiva senza alcun elemento negoziale.

Ogni valutazione circa la effettiva consistenza del passivo e circa la convenienza nell’esercizio di eventuali azioni di regresso e revocatorie volte ad incrementare l’attivo è rimessa alla successiva disamina del Liquidatore.

Nella fase di ammissione non rileva neppure il giudizio sulla diligenza serbata dal debitore nell’assunzione delle obbligazioni, trattandosi di valutazioni da compiersi nel distinto e successivo giudizio ex art. 14 terdecies l n. 3/12. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
Tribunale Rimini, 12 Agosto 2021.


Sovraindebitamento - Liquidazione dei beni - Pignoramento presso terzi - Ordinanza di assegnazione del credito ex art. 533 c.p.c. resa anteriormente all’apertura della procedura - Opponibilità - Esclusione.
Pur non essendo prevista nella disciplina della legge 3/2012 una norma analoga alla previsione dell’art. 44 l. fall., si ritiene che tale principio debba dirsi applicabile anche ai vari istituti di composizione delle crisi da sovraindebitamento, ed in particolare alla liquidazione del patrimonio viste le analogie con il fallimento, per cui sono inefficaci i pagamenti eseguiti dal terzo debitore successivamente all’apertura della procedura, ancorché nell’espropriazione presso terzi il giudice dell’esecuzione abbia emesso l’ordinanza di assegnazione somme prima dell’avvio della procedura di sovraindebitamento. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Bologna, 12 Agosto 2021.


Sovraindebitamento – Liquidazione del patrimonio – Fissazione importo per il mantenimento del debitore e della famiglia – Parametro di cui all’art. 14 quaterdecies l. 3/2012 – Applicazione analogica – Ammissibilità.
L’art. 14 quaterdecies (L. 176/2020 del 18.12.2020) indica un parametro preciso per la determinazione delle somme destinate al mantenimento del debitore e della sua famiglia, per cui il giudice può fissare l’importo delle spese necessarie per il sostentamento del debitore e della sua famiglia, di cui all’art. 14 ter c.6 lett. b) l. 3/2012, alla stregua di detto criterio, chiedendo a tal fine all’O.C.C. nominato di quantificarlo. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Rovigo, 09 Luglio 2021.


Sovraindebitamento – Socio illimitatamente responsabile di società fallibile – Qualifica di consumatore – Sussistenza – Accesso alla liquidazione del patrimonio – Ammissibilità.
Tenuto conto che la riforma ex dl 137/2020 conv. con l. 18.12.2020 n.176 ha ampliato la nozione di “consumatore” includendovi anche il socio di società di persone, va riconosciuta la facoltà del socio illimitatamente responsabile (nella specie di SAS), fallibile in estensione ex art. 147 l. fall., non solo di presentare un piano del consumatore per la ristrutturazione dei debiti extrasociali, ma anche di chiedere la liquidazione del proprio patrimonio ex art. 14 ter l. 3/2012. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 03 Giugno 2021.


Sovraindebitamento – Procedure di cui agli artt. 14 ter e 14 quaterdecies della legge n. 3/2012 – Reciproca autonomia – Sussistenza.
La procedura di cui all’art. 14 ter della legge n. 3/2012 e quella di cui all’art. 14 quaterdecies sono del tutto autonome avendo distinti presupposti, regole procedimentali ed effetti (l’esdebitazione nel primo caso può essere concessa a seguito di separato procedimento mentre nel secondo consegue all’accoglimento della istanza), non potendo esservi commistione fra di esse. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 31 Maggio 2021.


Sovraindebitamento - Competenza territoriale - Luogo ove ha sede legale la società diverso dalla sede effettiva - Irrilevanza

Sovraindebitamento - Requisiti dimensionali ex art. 1 l. fall. per l’accesso alle procedure - Superamento della soglia dei debiti indicati in bilancio - Irrilevanza - Prova contraria del loro effettivo ammontare alla data della domanda di accesso - Ammissibilità
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Ai sensi dell’art. 9 l. 3/2012 la competenza territoriale non è individuata in base al luogo in cui si trova la sede legale dell’impresa, facendo la norma riferimento al diverso concetto di sede principale del debitore che, pur potendo certamente coincidere e presumersi coincidere con quello della sede legale, consente tuttavia di individuare la sede principale, intesa come centro principale degli interessi, anche nel luogo in cui si trovi la sede effettiva.

[Fattispecie in cui la società ricorrente ha documentato che la sede legale risultante dal Registro delle Imprese non coincide con quella effettiva, quanto meno da quando la società, postasi in liquidazione, nel 2017 ha nominato quale suo liquidatore un professionista con studio in altra circoscrizione, ove si sono svolte le assemblee e l’approvazione dei bilanci.]

Può accedere alle procedura di liquidazione del patrimonio la società che, pur a fronte di un indebitamento risultante dall’ultimo bilancio superiore alla soglia di cui alla lett. c) dell’art. 1, comma 2 l.fall., dimostri che alla data di deposito della domanda ex art. 14-ter l.3/2012 l’ammontare complessivo dei debiti era effettivamente inferiore alla predetta soglia.
Invero, a tale riguardo, si osserva che il requisito di fallibilità previsto dall’art. 1, comma 2, lett. c) l.fall. deve essere valutato, tenuto conto del tenore letterale della norma e confrontato con quello delle precedenti lettere a) e b), solo con riferimento al momento dell’apertura della procedura, non anche con riferimento al periodo di tempo corrispondente ai tre esercizi antecedenti la data di deposito dell'istanza di fallimento (cfr. Cass. 08/02/2018).

[Fattispecie in cui il Tribunale ha aperto la liquidazione del patrimonio pur in presenza dell’ultimo bilancio approvato al 31.12.2020 in cui emergevano debiti per € 525.843, importo superiore alla soglia di fallibilità. Nel verbale di assemblea del 28.04.2021, convocata per l’approvazione del bilancio al 31.12.2020, il liquidatore della società risulta, tuttavia, aver sottoposto all’assemblea una contabilità aggiornata al 28.04.2021 portante un indebitamento complessivo della società pari a € 460.402,49, inferiore alla soglia di fallibilità, in conseguenza della definizione transattiva di un debito intercorsa con un creditore sociale nel corso dell’anno 2021.] (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
Tribunale Forlì, 26 Maggio 2021.


Sovraindebitamento - Procedure familiari ex art. 7 bis l. 3/2012 - Liquidazione del Patrimonio - Inammissibilità.
Va respinta l'istanza di trattazione congiunta ex art.7 bis legge 3/2012 (procedure familiari) con quella analoga presentata dal famigliare del ricorrente, considerato che l'istituto della procedura familiare si riferisce letteralmente alla sole procedure di composizioni della crisi, non a quella di liquidazione dei beni ex art. 14 ter l. 3/2012 che, invece, è alternativa alle prime. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Udine, 18 Maggio 2021.


Sovraindebitamento - La mancanza dei beni e/o l’insufficienza del patrimonio non impedisce l’ammissibilità della procedura di liquidazione del patrimonio

Sovraindebitamento - Irrilevanza ai fini dell’ammissibilità della diligenza del debitore nell’assumere volontariamente le obbligazioni

Sovraindebitamento - Esclusione dalla liquidazione dei crediti impignorabili ex Art. 545 cpc e di quanto necessario al mantenimento del debitore e della sua famiglia - Soglia di povertà - Quantificazione, limitazione - Valutazione discrezionale del Tribunale

Sovraindebitamento - Apprensione di tutti gli emolumenti riconducibili al rapporto di lavoro
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Il procedimento previsto dall’art.14 ter della L. n.3/2012, secondo l’espressa previsione del primo comma, riguarda tutti i beni del debitore in stato di sovraindebitamento, con la sola esclusione di quelli indicati dal comma 6, sicché l’insufficienza del patrimonio non osta all’apertura della procedura, comprensiva della sua totalità.

Quanto al profilo della meritevolezza della condotta del debitore, va rimarcato che la procedura della liquidazione non prevede, a differenza di quanto disposto in tema di piano del consumatore, il diniego di omologazione in caso di sovraindebitamento colposo o di assunzione di obbligazioni senza la ragionevole prospettiva di poterle adempiere, sicché il profilo della diligenza, per la sola persona fisica, richiamato dalla lett. a) del terzo comma dell’art.14 ter, deve ritenersi rilevante in relazione all’ulteriore beneficio dell’esdebitazione, oggetto di successiva valutazione.

Deve osservarsi che la messa a disposizione di tutti i beni comporta che l’indicazione da parte del debitore della somma ritenuta necessaria per il mantenimento dell’intero nucleo familiare non sia vincolante, essendo rimessa alla valutazione discrezionale del Tribunale, secondo i parametri dell’art.14 lett. b) del comma 6.

Il condivisibile limite di € 900,00, indicato dal ricorrente quale importo minimo necessario per il mantenimento del nucleo familiare (soglia di povertà), deve invero ritenersi applicabile in caso di nucleo familiare mono reddito, non già nel caso di specie, ove il reclamante può contare sul contributo del coniuge, percettore di ulteriore reddito.

Ai sensi dell’art.545 c.p.c. i crediti retributivi sono pignorabili nei limiti di 1/5 ed, ove concorrano cause diverse, tributarie o alimentari e non qualificate, il pignoramento si estende sino alla metà.
Per tali ragioni la somma mensile da escludere dalla liquidazione va indicata nella somma corrispondente al 50% della retribuzione netta, in pendenza del soddisfo di crediti tributari e non, e dei 4/5 ove residuino debiti non tributari.

La messa a disposizione del credito retributivo comporta l’apprensione, ai fini della liquidazione, di ogni ulteriore emolumento riconducibile al rapporto di lavoro, maturato o esigibile in futuro, nei limiti di pignorabilità innanzi indicati, ivi compreso il TFR. (Pierfrancesco Marasciulo) (riproduzione riservata)
Tribunale Bari, 17 Maggio 2021.


Sovraindebitamento – Procedura famigliare – Distinzione delle masse – Competenza.
Quando i ricorrenti fanno parte della stessa famiglia (padre e figli) e l’indebitamento ha una origine almeno in parte comune, in applicazione analogica del disposto dell’art. 7 bis legge 3/12 (che, a ben vedere, si riferisce alle diverse procedure del piano del consumatore e dell’accordo di ristrutturazione dei debiti), deve ritenersi ammissibile la proposizione di una unitaria istanza di liquidazione dei patrimoni.

In tal caso è necessario tenere distinte le masse attive e passive di pertinenza di ciascun ricorrente in modo che l’attivo ricavato dalla liquidazione di ciascun patrimonio sia essere destinato alla soddisfazione, nel rispetto dei principi della concorsualità e dell’ordine delle prelazioni, dei creditori di esclusiva pertinenza del singolo ricorrente e di quelli comuni agli altri ricorrenti, senza possibilità di destinare quanto ricavato dalla liquidazione del patrimonio di un ricorrente, alla soddisfazione dei creditori personali di altro ricorrente).

La procedura familiare consente inoltre di ritenere sussistente la competenza a decidere sul ricorso dell’adito Tribunale non solo in relazione alla domanda di liquidazione presentata dai ricorrenti residenti in comune compreso nel circondario del Tribunale di Verona, ma anche rispetto a quella di liquidazione del patrimonio di quello di loro che sia residente in altro circondario.

Infatti, in base all’art. 7 bis, comma 4 legge 3/12, in caso di diversa residenza dei plurimi sovraindebitati appartenenti alla stessa famiglia non conviventi ma il cui sovraindebitamento abbia una origine comune (come nella fattispecie) è possibile presentare una unica istanza di liquidazione dinanzi ad uno qualsiasi dei giudici che, ai sensi dell’art. 14 ter, c. 2 legge 3/12, sarebbero ordinariamente competenti a decidere sulla singola liquidazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona, 12 Maggio 2021.


Sovraindebitamento – Liquidazione dei beni – Domanda di accesso proposta in via subordinata alla mancata approvazione dell’accordo di composizione – Ammissibilità.
Va disposta l’apertura della liquidazione dei beni richiesta in subordine dal ricorrente sovraindebitato, in presenza dei presupposti di legge, a seguito della mancata approvazione da parte dei creditori del proposto accordo di composizione della crisi, alla luce dell’orientamento in tal senso favorevole espresso in merito dalla Corte Costituzionale con la recente sentenza del 8-4-2021 n. 61, che ha dichiarato inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell’art 14 quater l.3/2012 nella parte in cui non prevede tra le ipotesi di conversione quella della mancata omologa dell’accordo per effetto del dissenso manifestato dai creditori sulla proposta, fornendo una lettura costituzionalmente orientata della norma, ritenendo che vertendosi nell’ambito del rito camerale, come pure in quello ordinario, è sempre consentito al giudice qualificare e modificare la domanda originaria proposta e nello specifico la proposta di accordo in quella di liquidazione del patrimonio qualora ritenga sussistenti le relative condizioni di legge, come pure è consentito alla parte già in fase di presentazione del ricorso di formulare la domanda in via subordinata. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Modena, 29 Aprile 2021.


Sovraindebitamento – Liquidazione dei beni di società di persone – Estensione degli effetti sui soci illimitamente responsabili – Apertura automatica della liquidazione personale dei soci – Esclusione – Istanza di parte – Necessità

Sovraindebitamento – Liquidazione dei beni – Apertura ex art. 14 quinquies l. 3/20212 – Verifica dell’assenza di atti in frode – Necessità – Concetto di atto in frode – Definizione
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Pur a fronte del nuovo comma 7-bis all’art. 14-ter l. 3/2012 per cui “il decreto di apertura della liquidazione della società produce i suoi effetti anche nei confronti dei soci illimitatamente responsabili” allo stato risulta necessaria la proposizione da parte del socio illimitatamente responsabile di una propria procedura di liquidazione, quantomeno per la parte di debiti aventi natura personale, essendo detto strumento attivabile solo ad istanza del debitore stesso e mancando nell’art. 14 ter l. 3/2012 un rinvio alle disposizioni della legge fallimentare in tema di estensione del fallimento (attuali artt. 147 ss. l. fall., futuri artt. 256 ss. CCII).

Con riferimento agli atti in frode, la verifica di meritevolezza ancora testualmente prevista dall’art. 14 quinquies l. 3/2012 deve coordinarsi con l’introduzione della legittimazione attiva del liquidatore all’esercizio dell’azione revocatoria ordinaria nei confronti di eventuali atti dispositivi, assumendo perciò il concetto di frode un termine molto più lato e relativo alla sola dolosa preordinazione della procedura in danno dei creditori o esercizio abusivo del relativo diritto. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)




Il commento:

Liquidazione dei beni ex l. 3/ 2012: sulla estensione degli effetti ai soci illimitatamente responsabili e sul concetto di atto in frode (Brevi note su Tribunale di Ravenna 29 aprile 2021), di Astorre Mancini

Tribunale Ravenna, 29 Aprile 2021.


Sovraindebitamento – Liquidazione del patrimonio ai sensi degli artt. 14-ter e ss. della legge n. 3 del 2012 – Debitore con disponibilità di liquidità – Presenza di finanza esterna – Inammissibilità della procedura di liquidazione se la somma liquida non è sufficiente per coprire le spese di procedura.
Non è estranea all’ordinamento la valutazione di economicità ed efficienza della procedura concorsuale: ed infatti nel fallimento l’ art 102 l.f. consente di non farsi luogo all’accertamento del passivo quando risulta che non può essere acquisito alcun attivo da distribuire ai creditori e l’art 118, c. 1 n 4 l.f. prevede la chiusura della procedura fallimentare quando si accerta che non è possibile soddisfare neppure in parte i creditori.

Anche nella procedura di liquidazione del sovraindebitato debba tenersi conto, ai fini della ammissibilità, della economicità della procedura, cioè della sua utilità prospettica rispetto allo scopo, che è quello di distribuire ai creditori un qualche attivo di liquidazione, in relazione ai costi professionali che l’attività liquidatoria e distributiva comporta.

La apertura di una liquidazione senza beni neppure in prospettiva – o con una esigua somma liquida inidonea a coprire perfino le spese della procedura – è contraria ai principi di efficienza e di economicità che devono ispirare l’attività processuale esecutiva. (Alberto Poli) (riproduzione riservata)
Tribunale Rimini, 22 Aprile 2021.


Sovraindebitamento – Liquidazione del patrimonio – Natura concorsuale della procedura.
La liquidazione del patrimonio, regolata dagli artt. 14ter ss. legge 3/2012, può essere assimilata ad un fallimento sia strutturalmente sia per gli effetti che conseguono all'ammissione: lo spossessamento, la creazione di una massa separata attiva destinata ai creditori concorsuali e la nomina di un liquidatore giudiziale con il compito di verificare il passivo e distribuire il ricavato ai creditori.

Il soddisfacimento dei creditori si realizza con la messa a disposizione da parte del sovraindebitato dell'intero suo patrimonio, ad eccezione dei crediti aventi carattere alimentare e di mantenimento, degli stipendi, dei salari e delle pensioni nei limiti di quanto occorre per i bisogni propri e della propria famiglia.

La liquidazione regolata dagli artt. 14ter ss. legge 3/2012 è a tutti gli effetti una procedura concorsuale, in quanto involge l'intero complesso dei beni del debitore (con le eccezioni appena indicate) e ne affida le sorti ad un organo ad hoc, il liquidatore, investito dei compiti dismissivi prodromici al riparto dell'attivo realizzato tra i creditori, e considerato proprio relativamente a questi ultimi che essa dispiega i propri effetti nei riguardi di tutti i creditori anteriori alla sua apertura, rispetto ai quali opera il blocco delle azioni esecutive e cautelari individuali, oltre al divieto di costituire cause legittime di prelazione.

La concorsualità di detta procedura, che si evince peraltro da inequivoci dati normativi, quali il disposto degli artt. 7 comma 2 lettera a) ("La proposta non e' ammissibile quando il debitore, anche consumatore: a) e' soggetto a procedure concorsuali diverse da quelle regolate dal presente capo") e 6 comma 1 legge 3/2012 ("Al fine di porre rimedio alle situazioni di sovraindebitamento non soggette né assoggettabili a procedure concorsuali diverse da quelle regolate dal presente capo, é consentito al debitore concludere un accordo con i creditori nell'ambito della procedura di composizione della crisi disciplinata dalla presente sezione. Con le medesime finalita', il consumatore puo' anche proporre un piano fondato sulle previsioni di cui all'articolo 7, comma 1, ed avente il contenuto di cui all'articolo 8"), implica naturalmente che la distribuzione dell'attivo tra i creditori debba avvenire nel rispetto della par condicio creditorum, sicché la graduazione avverrà ai sensi dell'art. 2741 c.c. secondo l'ordine legale dei privilegi, mentre i crediti prededucibili si sottraggono al concorso. Al riguardo, l'art. 14duodecies legge 3/2012, che riproduce il dettato dall'art.111-bis 1. fall., prevede che i crediti sorti in occasione o in funzione della liquidazione o di uno dei procedimenti di composizione della crisi da sovraindebitamento "sono soddisfatti con preferenza rispetto agli altri, con esclusione di quanto ricavato dalla liquidazione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 19 Aprile 2021.


Procedure concorsuali – Consecuzione – Fallimento e liquidazione del patrimonio – Ammissibilità Effetti.
E’ configurabile la consecuzione delle procedure concorsuali tra fallimento e procedura di liquidazione del patrimonio ai fine del riconoscimento, nell’ambito della seconda, delle prededuzione ai crediti che tale rango hanno acquisito nell’ambito del fallimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 19 Aprile 2021.


Fallimento e procedure concorsuali - Conversione della procedura di accordo di composizione della crisi da sovraindebitamento in procedura di liquidazione del patrimonio del debitore - Preclusione della conversione, su richiesta del debitore, in caso di mancata omologa dell'accordo per il voto contrario della maggioranza dei creditori.
Sono inammissibili le questioni di legittimità costituzionale dell’art. 14-quater della legge 27 gennaio 2012, n. 3 (Disposizioni in materia di usura e di estorsione, nonché di composizione delle crisi da sovraindebitamento), sollevate, in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione.

[Il Tribunale di Lanciano aveva sollevato la questione con riferimento alla parte in cui la disposizione non prevede che i debitori possano chiedere, in caso di mancato raggiungimento dell’accordo con i creditori, la conversione della procedura di composizione della crisi in quella di liquidazione del patrimonio.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Corte Costituzionale, 08 Aprile 2021, n. 61.


Fallimento e procedure concorsuali - Procedura di accordo di composizione della crisi da sovraindebitamento in procedura di liquidazione del patrimonio del debitore - Proposizione di domande subordinate - Ammissibilità.
E' possibile la proposizione, con lo stesso ricorso, di domande (non già cumulative, ma) subordinate aventi ad oggetto le diverse procedure volte al superamento della crisi da sovraindebitamento. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Corte Costituzionale, 08 Aprile 2021, n. 61.


Sovraindebitamento – Procedimento di liquidazione del patrimonio – Disciplina della legge fallimentare – Applicabilità

Sovraindebitamento – Procedimento di liquidazione del patrimonio – Domande di ammissione al passivo tardive – Ammissibilità
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La disciplina della procedura di liquidazione del patrimonio ex art. 14-ter ss. L. 3/2012, in quanto avente carattere spiccatamente liquidatorio, è modellata su quella del fallimento, che trova pertanto applicazione in via analogica per quanto non espressamente disposto dalla L. 3/2012.

Non può ritenersi che il silenzio del legislatore sia significativo della volontà di escludere l’ammissibilità stessa delle domande tardive, che costituirebbe un unicum nel panorama del diritto concorsuale e che – in conseguenza dell’effetto esdebitatorio cui tende la procedura predetta – appare implicare un effetto di perenzione del credito poco compatibile con il vigente ordinamento, risolvendosi in un trattamento eccessivamente rigoroso rispetto alle altre procedure concorsuali e senza una apprezzabile giustificazione sul piano logico-giuridico.

La domanda di ammissione al passivo della procedura di liquidazione del patrimonio ex L. 3/2012 è ammissibile come tardiva se presentata entro l’anno dall’apertura della procedura e, oltre questo termine, solo a condizione che il creditore dimostri la non imputabilità del ritardo nella presentazione della domanda, ex art. 101 L.Fall. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Piacenza, 07 Aprile 2021.


Sovraindebitamento – Liquidazione del Patrimonio – Procedura familiare ex art. 7 bis l. 3/2012 – Ricorso unitario – Distinzione delle procedure ai fini delle verifiche di ammissibilità – Necessità

Sovraindebitamento – Liquidazione del Patrimonio – Prosecuzione nel pagamento del mutuo ipotecario dell’abitazione – Inammissibilità

Sovraindebitamento – Liquidazione del Patrimonio – Abitazione del debitore – Esclusione dal programma di liquidazione – Inammissibilità 

Sovraindebitamento – Liquidazione del Patrimonio – Autovettura – Esclusione – Inammissibilità
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La sostanziale “equivalenza” del patrimonio dei due coniugi oggetto di prossima liquidazione e la natura solidale di gran parte dell’esposizione debitoria complessivamente rilevata, giustificano il deposito di un ricorso unitario e coordinato ai sensi del nuovo art. 7 bis l. 3/2012 così come introdotto dalla l. 176/2020; tuttavia, il deposito unitario non preclude all’OCC la possibilità di rilevare ed evidenziare, distintamente e con riferimento ai singoli debitori, il compimento di eventuali atti in frode od ancora di procedere all’indicazione delle cause del sovraindebitamento unitamente alle valutazioni relative alla diligenza impiegata dai singoli debitori nell’assumere volontariamente le obbligazioni. 

Nella liquidazione del patrimonio non può essere accolta l’istanza svolta dai debitori e tesa ad ottenere la possibilità di continuare il pagamento delle rate di mutuo ipotecario avente ad oggetto la propria abitazione, al di fuori del programma di liquidazione e dei successivi riparti; detta prosecuzione non appare infatti compatibile con i criteri che regolano la procedura in quanto finirebbe per drenare risorse per adempiere integralmente ed in “prededuzione” al pagamento di un credito ipotecario che, in caso di incapienza del bene, vedrebbe il credito ipotecario residuo degradato al chirografo e soddisfatto secondo le regole della concorsualità. 

La liquidazione del patrimonio impone sempre e comunque anche la liquidazione dell’immobile adibito ad abitazione del debitore, previo effettivo rilascio del medesimo bene libero da persone e cose nei termini eventualmente determinati nel programma di liquidazione; la facoltà di mantenere l’immobile che costituisce abitazione del debitore nella disponibilità del soggetto sovraindebitato è infatti possibile esclusivamente in caso di deposito di Accordo ovvero di Piano del Consumatore.

Va respinta l’istanza del debitore che accede alla Liquidazione del Patrimonio ex art. 14 ter l. 3/2012 di mantenere la disponibilità dell’autovettura in quanto strumento necessario per l’esercizio della professione o comunque delle normali esigenze di vita, considerato che l’autoveicolo, per la sua caratteristica di bene mobile registrato non appare assimilabile alla “cosa mobile” nella sua più ampia accezione, ed attesa la funzione necessariamente “promiscua” del bene in quanto destinato ad essere utilizzato anche al di fuori della stretta attività lavorativa con conseguente impossibilità di determinarne (e successivamente verificarne) le modalità di utilizzo. La necessità di consentire al debitore di organizzare la propria vita quotidiana, rispetto alla quale la disponibilità dell’autoveicolo riveste una indubbia rilevanza, giustifica al più la non immediata apprensione del bene mobile registrato ai sensi dell’art. 14 quinquies lett.e) l. 3/2012, che potrà essere successivamente acquisito ai fini della ineludibile liquidazione sulla scorta del programma di liquidazione predisposto dal Gestore. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
Tribunale Busto Arsizio, 18 Marzo 2021.


Sovraindebitamento – Liquidazione del patrimonio ex art. 14 ter l. 3/2012 – Istanza in proprio del socio illimitatamente responsabile di società non fallibile – Coordinamento tra le procedure

Sovraindebitamento – Liquidazione del patrimonio ex art. 14 ter l. 3/2012 – Esdebitazione – Effetti
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Se il socio richiede in proprio la liquidazione del patrimonio ex art. 14 ter l. 3/2012, ove rivesta la qualità di socio illimitatamente responsabile di società di persone non fallibile, appare opportuno richiedere l’integrazione ed estensione della procedura liquidativa anche nei confronti dell’ente, che potrà avvenire peraltro solo ad iniziativa della società stessa.

Pur a fronte del nuovo comma 7-bis all’art. 14-ter l. 3/2012 per cui “il decreto di apertura della liquidazione della società produce i suoi effetti anche nei confronti dei soci illimitatamente responsabili” allo stato risulta necessaria la proposizione da parte del socio illimitatamente responsabile di una propria procedura di liquidazione, quantomeno per la parte di debiti aventi natura personale.

L’effetto esdebitativo non consegue automaticamente all’adempimento della presente procedura (a differenza di quanto previsto per il caso di accordo o piano del consumatore) ma discende da un futuro, eventuale ed autonomo procedimento di cui all’art. 14 terdecies l. 3/2012, in larga misura assimilabile al procedimento di esdebitazione ex art. 142 l. fall. e che in tale sede i creditori non integralmente soddisfatti saranno chiamati ad interloquire.


[n.d.r.]
La decisione in commento riguarda una società in accomandita semplice non fallibile, da tempo inattiva e priva di beni da destinare ai creditori sociali, i quali potrebbero dunque soddisfarsi eventualmente solo sui beni personali del socio accomandatario richiedente la procedura in proprio.
Il G.D., preso atto che l’apertura della liquidazione in capo al socio non spiega effetti sulla società (mentre è vero il contrario, ai sensi del nuovo comma 7-bis dell’art. 14 ter l. 3/2012 citato), all’udienza di comparizione avanzava richiesta di integrazione ed estensione della procedura nei confronti della società, che successivamente – con propria istanza – richiedeva anch’essa la liquidazione sociale.
La pronuncia si segnala per la ritenuta opportunità di “stimolare” la presentazione dell’istanza di liquidazione anche da parte della società - in un contesto normativo che assegna la legittimazione all’istanza al solo ente medesimo -, al fine di comporre unitariamente la liquidazione della società e del socio illimitatamente responsabile, ovviamente con masse attive e passive distinte e creditori personali del socio che potranno soddisfarsi solo sui beni di questi. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
Tribunale Ravenna, 03 Marzo 2021.


Sovraindebitamento – Liquidazione del patrimonio ex art. 14 ter l. 3/2012 – Istanza della società e successivamente dei soci illimitatamente responsabili – Origine comune dell’indebitamento – Sussistenza – Applicazione della normativa in tema di “procedure familiari” – Ammissibilità.
Attesa l’istanza di liquidazione ex art. 14 ter l.3/2012 presentata da società non fallibile, va disposta la riunione con detta procedura dei procedimenti promossi successivamente dai soci illimitatamente responsabili della stessa, tenuto conto della indubbia connessione tra tutte le procedure derivante dall’indebitamento comune – in considerazione della responsabilità solidale dei soci rispetto ai debiti sociali – nonché ragioni di opportunità relative alla fase esecutiva della liquidazione.

Il novellato art. 7 bis l. 3/2012 in tema di ‘procedure familiari’, che impone il necessario coordinamento tra le procedure, appare dunque applicabile anche alla presente fattispecie la quale - ferma la natura di “familiari” delle due persone fisiche ricorrenti in quanto, anche se non conviventi, presentano un sovraindebitamento di ‘origine comune’ nel senso richiesto dalla nuova disposizione - vede analogo procedimento proposto nei confronti di una piccola società ‘sotto soglia’ che parimenti presenta un indebitamento necessariamente comune ex art. 2304 c.c. e non ha beni da liquidare o crediti da riscuotere, sussistendo perciò una esigenza di necessario coordinamento con le altre due procedure che, nel caso di specie – ferma la distinzione delle masse attive e passive – può perseguirsi con la riunione delle procedure avanti al giudice per primo adìto. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)


[n.d.r.]
La decisione si segnala per la ritenuta applicabilità della nuova norma in tema di ‘procedure familiari’ alle procedure di liquidazione promosse da società di persone e soci illimitatamente responsabile, ancorchè la novella dell’art. 7 bis l. 3/2012 riguardi i “membri della stessa famiglia”. Il G.D. prende le mosse dall’ ‘origine comune’ dell’indebitamento attesa la responsabilità solidale dei soci illimitatamente responsabili, rafforzata nella fattispecie dal vincolo di parentela dei soci.
Tribunale Ravenna, 03 Marzo 2021.


Sovraindebitamento - Liquidazione del patrimonio - Facoltà del liquidatore di intervenire nella procedura esecutiva.
Il liquidatore nominato nell’ambito della procedura di liquidazione del patrimonio può intervenire nella procedura esecutiva pendente nei confronti del debitore così come il curatore del fallimento ai sensi dell’art. 107 l.f.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Parma, 02 Marzo 2021.


Sovraindebitamento – Liquidazione del patrimonio ex art. 14 ter l. 3/2012 – Compenso del professionista che assiste il debitore – Prededucibilità – Sussistenza – Parametri di calcolo secondo il DM 55/2014 – Criteri

Sovraindebitamento – Liquidazione del patrimonio ex art. 14 ter l. 3/2012 – Procedura esecutiva pendente – Facoltà di subentro del liquidatore – Modalità
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In riferimento alla liquidazione del patrimonio ex art. 14 ter l. 3/2012, tenuto conto che, secondo l’opinione prevalente, il ricorso deve essere presentato dal procuratore e non dalla parte personalmente, va riconosciuta la prededuzione del compenso del professionista da calcolarsi secondo i parametri del D.M. 55/2014, ricorso per la dichiarazione di fallimento, applicando quale valore del procedimento l’attivo dichiarato dal debitore messo a disposizione della procedura.

I compensi dovuti agli ausiliari che operano nelle procedure di sovraindebitamento, liquidatore compreso, sono ridotti dal 15 % al 40 % rispetto ai parametri previsti per le procedure concorsuali maggiori in base al D.M. 202/2014.

In ipotesi di pendenza, al momento dell’apertura della liquidazione, di procedura esecutiva a carico del sovraindebitato, il liquidatore deve valutare attentamente, fornendo adeguata motivazione, la scelta di non subentrare nell’esecuzione individuale, alla stregua del criterio del massimo interesse per il ceto creditorio. In caso di subentro, il liquidatore dovrà munirsi di difensore laddove non sia egli stesso un avvocato, mentre la dichiarazione di improcedibilità può essere richiesta al G.E. senza necessità di difensore. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
Tribunale Pavia, 01 Marzo 2021.


Sovraindebitamento - Liquidazione del Patrimonio - Effetti per i creditori - Divieto di esecuzioni individuali - Limiti - Azione esecutiva del creditore fondiario - Prosecuzione in costanza di procedura ai sensi dell'art. 41 del d.lgs. n. 385 del 1993 - Inammissibilità.
Nella l. 3/2012 manca una disposizione di deroga, quale quella dettata dall’art. 41 comma 2 TUB solo per il fallimento del debitore, che stabilisce la facoltà del creditore fondiario di avviare o proseguire l’esecuzione individuale anche in caso di liquidazione del debitore in stato di sovraindebitamento; le norme eccezionali o derogatorie a principi generali non possono essere interpretate analogicamente per farne applicazione ad altri casi rispetto a quelli in essa considerati.  (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Udine, 26 Febbraio 2021.


Sovraindebitamento – Liquidazione del Patrimonio – Insinuazione tardiva del credito – Inammissibilità – Condizioni.
E' inammissibile la domanda tardiva di ammissione alla liquidazione del patrimonio ex art. 14 ter l. 3/2012, ove il creditore abbia ricevuto la comunicazione di cui all’art. 14 sexies L. 3/2012 con l'indicazione del termine fissato per la presentazione delle istanze, dovendosi escludere l'applicazione analogica delle disposizioni fallimentari in assenza di una specifica disciplina delle domande "tardive" nella legge sul sovraindebitamento (conforme, Trib. Ancona 14 Novembre 2019). (Fabiola Tombolini) (riproduzione riservata) Tribunale Ancona, 07 Febbraio 2021.


Sovraindebitamento – Liquidazione del Patrimonio ex art. 14 ter l. 3/2012 – Beni liquidabili – Quote sociali – Esclusione – Ammissibilità – Condizioni.
In sede di apertura della liquidazione del patrimonio ex art. 14 ter l. 3/2012, è ammissibile la previsione dell’esclusione, dal perimetro dei beni liquidabili, delle quote sociali di s.r.l. intestate al sovraindebitato, ove risulti che il relativo valore, in caso di collocazione sul mercato, sarebbe pari a zero e che l’unico reddito dell’istante derivi proprio dai dividendi che egli ricava da tale partecipazione.
 
L’art. 14-ter l. 3/2012, nel prevedere che la liquidazione ha ad oggetto tutti i beni del debitore con la sola eccezione di quelli indicati nel sesto comma (quali redditi e stipendi), va interpretato alla luce della ratio che ispira l’intero impianto normativo della legge n. 3/2012 (favor debitoris) per cui le quote sociali della s.r.l. da cui deriva il sostentamento del debitore ben possono rientrare tra le eccezioni contemplate dal predetto comma, al fine di consentire al debitore di continuare a percepire reddito.

E’ ammissibile la previsione, formulata dal debitore in sede di istanza di apertura della liquidazione del patrimonio, relativa all’impegno da questi assunto di devolvere alla liquidazione gli eventuali utili eccedenti l’importo mensile stabilito dal giudice per il suo sostentamento familiare [eccedenza quantificata dal debitore in circa 200 euro mensili]. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
Tribunale Reggio Emilia, 05 Febbraio 2021.


Sovraindebitamento – Liquidazione del patrimonio – Pignoramento dello stipendio – Sospensione.
Con riferimento alla richiesta di sospensione e revoca della trattenuta da pignoramento dello stipendio, si osserva che la natura concorsuale della procedura di liquidazione del patrimonio, che mira alla ristrutturazione della globale situazione debitoria del soggetto interessato, comporta l’applicazione in via analogica delle disposizioni in tema di fallimento ed altre procedure concorsuali al fine di garantire la par condicio creditorum.

La Suprema Corte, tenendo conto di quanto disposto dall’art 42 LF (a mente del quale “sono compresi nel fallimento anche i beni che pervengono al fallito durante il fallimento”), proprio in relazione alla cessione di crediti futuri, che vengono quindi ad esistenza solo dopo l’apertura della procedura (come quello stipendiale), ha condivisibilmente sostenuto che gli stessi entrano a far parte dell’attivo fallimentare, da liquidare a favore dei creditori concorsuali (cfr Cass. 551/12), con conseguente inopponibilità della relativa cessione alla procedura.

Il creditore in favore del quale è stata operata la cessione del quinto dello stipendio, per la parte che residui impagata, alla data di apertura del concorso, non potrà quindi continuare a riscuotere il quinto fino a soddisfazione integrale; principio che, per analogia, può trovare applicazione nella analoga fattispecie che si presenta in caso di procedura di sovraindebitamento. D’altronde il nuovo codice della crisi e del sovraindebitamento prevede espressamente che la proposta di piano del consumatore può prevedere anche la falcidia e la ristrutturazione dei contratti di finanziamento con cessione del quinto dello stipendio, del TFR o della pensione e tale previsione è stata resa applicabile con l’inserimento dell’art. 1 bis dell’art. 8 con effetto dal 25.12.2020 con la legge 176/2020.

La procedura di liquidazione del patrimonio ha quindi l'effetto di sospendere le procedure esecutive (e, in caso di omologazione, ha l'effetto di estinguere le procedure esecutive, con rimodulazione dei crediti azionati), con la sola limitazione delle procedure esecutive concluse (ad es. con l'assegnazione del credito). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona, 04 Febbraio 2021.


Sovraindebitamento - Liquidazione del Patrimonio ex art. 14 ter l. 3/2012 - Patteggiamento per fatti di bancarotta fraudolenta - Accesso alla procedura - Ammissibilità - Verifiche successive del liquidatore - Necessità

Sovraindebitamento - Liquidazione del Patrimonio ex art. 14 ter l. 3/2012 - Ambito oggettivo - Universalità dei beni
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E’ ammissibile l’apertura della procedura di liquidazione del patrimonio ex art. 14 ter l. 3/2012 a favore del debitore che, nella sua qualità di amministratore di società fallita, abbia patteggiato la pena in procedimento penale per fatti di bancarotta fraudolenta, ferme ed impregiudicate le successive indagini del liquidatore circa la rilevanza di detti fatti, anche in ordine ad eventuali atti revocabili compiuti nel quinquennio in frode ai creditori.

Quanto al contenuto della domanda di accesso alla liquidazione, l’apertura della procedura comporta che tutti i beni (o comunque le risorse attive, quali i redditi futuri) del debitore siano destinati alla soddisfazione dei creditori, con la sola eccezione di quelli indicati dall’art 14 ter comma 6 L 3/2012; non è quindi rilevante, rispetto alla futura attività del liquidatore ed alla futura individuazione dell’attivo, la “proposta” del debitore relativa alla entità della destinazione dei suoi beni ai debitori (proposta che il debitore formula, invece, nella procedura di accordo di sovraindebitamento o di piano del consumatore), essendo  riservata al giudice la determinazione del fabbisogno mensile del debitore e della sua famiglia. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
Tribunale Rimini, 11 Gennaio 2021.


Sovraindebitamento – Liquidazione del Patrimonio – Art. 14-ter comma 7-bis l. 3/2012 di nuova introduzione – Domanda di liquidazione proposta dalla sola società – Effetti – Apertura della procedura di liquidazione in capo a tutti i soci illimitatamente responsabili – Estensione automatica al socio non ricorrente – Sussistenza

Sovraindebitamento – Liquidazione del Patrimonio – Art. 14-ter comma 7-bis l. 3/2012 di nuova introduzione – Domanda di liquidazione della società e dei soci illimitatamente responsabili – Individuazione del foro competente – Tribunale del luogo ove ha sede legale la società – Competenza
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Alla stregua del nuovo comma 7-bis dell’art.14-ter l. 3/2012, aggiunto dalla l. 176/2020 entrata in vigore il 25.12.2020, l’apertura della liquidazione del patrimonio proposta dalla società e da alcuni soci, va estesa anche all’ulteriore socio non richiedente, stante la sua qualità di socio illimitatamente responsabile, quale effetto automatico del decreto di apertura della liquidazione della società.

Ai sensi del nuovo comma 7-bis l. 3/2012 relativo alla procedura di liquidazione dei beni - aggiunto all’art. 14-ter l. 3/2012 dalla l. 176/2020 entrata in vigore il 25.12.2020 - il decreto di apertura della liquidazione della società produce i suoi effetti anche nei confronti dei soci illimitatamente responsabili, introducendosi così una disposizione del tutto analoga a quella prevista dall’art. 147 l.fall. quanto all’estensione del fallimento dichiarato per la società ai soci illimitatamente responsabili.
In ragione di tale nuova disposizione, applicabile alla presente procedura, la competenza territoriale va quindi individuata in base a quella della sede della società e resta radicata, davanti al medesimo tribunale, per tutti i soci illimitatamente responsabili, ai quali si estendono gli effetti, indipendente dal diverso luogo di residenza di questi ultimi. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)


Merita di essere segnalato - a chiarimento della fattispecie di cui alla pronuncia in rassegna - che il terzo socio, non ricorrente in proprio, risultava avere comunque sottoscritto il ricorso per conto della s.n.c., unitamente agli altri due soci che invece avevano altresì richiesto l’apertura della procedura di liquidazione a proprio carico; evidentemente, provenendo l’istanza dallo stesso debitore, il tribunale ha ritenuto radicato il contraddittorio anche nei confronti del socio non ricorrente in proprio, che aveva comunque interagito con il gestore della crisi fornendo elementi della propria situazione reddituale e patrimoniale [n.d.r.]
Tribunale Forlì, 07 Gennaio 2021.


Sovraindebitamento - Liquidazione del patrimonio - Accesso alla procedura - Socio illimitatamente responsabile - Ammissibilità.
L’accesso alla procedura di liquidazione del patrimonio regolata dalla l. 3/2012 non è precluso dalla circostanza che l’istante riveste la qualità di socio accomandatario di una società in accomandita semplice, considerato che la legge espressamente riconosce al socio illimitatamente responsabile che in via autonoma rivesta anche la qualifica di imprenditore commerciale, la possibilità di accedere alla liquidazione concorsuale del proprio patrimonio indipendentemente dalla liquidazione concorsuale della società (art. 2288 c.c.) e che sotto tale profilo appare dunque inconferente l’obiezione secondo cui in tal caso sarebbe elusa l’applicazione dell’art. 147 L.F. o sarebbero ingiustamente pregiudicate la probabilità di soddisfacimento dei creditori sociali rispetto ai creditori personali del socio.

Tenuto conto che l’art. 6 l. 3/2012 prevede ora espressamente che per “consumatore” si intende “la persona fisica che agisce per scopi estranei all’attività imprenditoriale, commerciale, artigiana o professionale eventualmente svolta anche se socio di una delle società appartenenti ad uno dei tipi regolati nei capi III, IV e VI del titolo V del libro quinto del codice civile per i debiti estranei a quelli sociali”, e che dunque tale disposizione ammette la facoltà del socio illimitatamente responsabile di presentare un “piano del consumatore” per la ristrutturazione dei debiti extrasociali, a fortiori deve ritenersi che il socio ha facoltà di chiedere la liquidazione del proprio patrimonio per risolvere una situazione di sovraindebitamento personale (in senso favorevole all’ammissibilità della liquidazione del socio, cfr. Trib. Roma, 29 aprile 2019).

[n.d.r.]
La decisione si segnala perché affronta in termini generali il problema dell’ammissibilità dell’accesso del socio illimitatamente responsabile alla procedura di Liquidazione del Patrimonio ex art. 14 ter l. 3/2012; fattispecie in cui, peraltro, il ricorrente è socio accomandatario di s.a.s. dichiarata non fallibile. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
Tribunale Lecco, 05 Gennaio 2021.


Accesso alla procedura di liquidazione di beni anche in presenza di soli crediti futuri da rapporto di lavoro – Limite massimo di decurtazione dello stipendio – Rinvio della valutazione della meritevolezza alla fase di esdebitazione

Requisito della meritevolezza e accesso alla procedura di liquidazione di beni – Irrilevanza – Giudizio rinviato alla successiva fase di esdebitazione

Debitore privo di beni – Ammissibilità della procedura di liquidazione anche se vi siano soli crediti futuri derivanti da rapporto di lavoro

Trattamento dello stipendio – Credito escluso dalla liquidazione ex art 14 ter l. 3/2012 – Quota indisponibile ai creditori solo in misura pari o superiore ai limiti di impignorabilità – Rapporto con l’art 545 cpc
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Non è condivisibile ed è superata dalla giurisprudenza l’impostazione per cui la meritevolezza costituisce requisito imprescindibile ex lege per accedere alla procedura di Liquidazione dei beni ex art. 14 quinquies L. 3/2012, sulla base di una interpretazione letterale e sistematica delle norme di riferimento.

La procedura è ammissibile anche in presenza di una non particolare diligenza del debitore, stante la finalità liquidativa della stessa, impregiudicata ogni valutazione nella successiva fase di esdebitazione all’esito del periodo di durata della procedura.

Secondo l’orientamento ormai prevalente, il debitore, pur in assenza di beni mobili registrati o immobili da liquidare, può essere ammesso alla liquidazione dei beni anche se vi siano soli crediti futuri derivanti da rapporto di lavoro (o anche solo finanza fornita da terzi esterni), anche in analogia con il fallimento, secondo il cui schema è strutturata la procedura.

L’art 14 ter c. 6 lett a) della L 3/2012 esclude dalla liquidazione i “crediti impignorabili dell’art 545 cpc”, non destinabili (a differenza che nel fallimento, ove vale l’art 46 lf) alla soddisfazione dei creditori. La disposizione si cumula all’art 14 ter c. 6 lett d) che esclude anche “i crediti di carattere alimentare e di mantenimento, gli stipendi, pensioni e salari e ciò che il debitore guadagna con la sua attività, nei limiti di quanto occorra al mantenimento suo e della famiglia indicati dal Giudice”. Ne consegue che la quota indisponibile ai creditori può quindi essere determinata solo in misura pari o superiore ai limiti di legge (quattro quinti o metà stipendio). (Fabiola Tombolini) (riproduzione riservata)
Tribunale Ancona, 08 Ottobre 2020.


Sovraindebitamento – Liquidazione del patrimonio ai sensi degli artt. 14-ter e ss. della legge n. 3 del 2012 – Consumatore – Accoglimento domanda liquidatoria riguardante esclusivamente redditi da lavoro.
E’ omologabile ai sensi degli artt. 14 ter e ss la domanda di liquidazione avente ad oggetto il patrimonio di un consumatore che in mancanza di beni mobili ed immobili consta, esclusivamente, dei redditi da lavoro, e precisamente la quota pari ad 1/5 dello stipendio netto mensile, l’importo integrale della tredicesima ed il TFR accumulato sino al momento del deposito della domanda e cumulabile nel corso del quadriennio della procedura. (Claudio Bianchini) (riproduzione riservata) Tribunale Bologna, 04 Agosto 2020.


Sovraindebitamento – Liquidazione del Patrimonio – Esercizio provvisorio – Applicazione analogica – Condizioni.
L’esercizio provvisorio è un istituto di dubbia applicabilità nell’ambito delle procedure da sovraindebitamento, ponendosi un limite già nella considerazione per la quale mentre nel fallimento esso è esercitato dal curatore, nella liquidazione patrimoniale dovrebbe essere l’OCC ad assumersi tale responsabilità, pur non rientrando tra i suoi compiti.

In ogni caso va esclusa l’opportunità di autorizzare l’esercizio provvisorio ove sussistano costi prededucibili (nel caso di specie, canone di locazione e dipendenti) a fronte degli esigui ricavi conseguibili ed ogni qualvolta l’attività del sovraindebitato (nella specie, estetista) sia caratterizzata da intuitus personae che non giustifica la continuazione dell’attività di impresa fino alla vendita per conservare un avviamento difficilmente quantificabile, che non rappresenta una sicura posta di attivo nella vendita competitiva a terzi. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
Tribunale Rimini, 29 Luglio 2020.


Sovraindebitamento - Consorzi smaltimento rifiuti - Ammissibilità.
Il consorzio intercomunale per lo smaltimento dei rifiuti non è assoggettabile a fallimento e può dunque chiedere l’ammissione alla procedura di sovraindebitamento con liquidazione dei beni ex art. 14-ter, l. 3/2012. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Salerno, 24 Luglio 2020.


Sovraindebitamento – Liquidazione del Patrimonio – Cessione del quinto dello stipendio – Opponibilità – Data certa anteriore all’apertura della procedura – Condizioni – Limite temporale – Normativa fallimentare – Applicabilità.
Con riguardo ai prelievi derivanti dalla cessione volontaria del quinto dello stipendio, previa verifica dell’opponibilità (data certa e notifica anteriore all’apertura della liquidazione), gli stessi resteranno opponibili alla procedura nei limiti del triennio ai sensi degli artt. 2914 primo comma n. 2 e 2918 c.c. come avviene nella procedura fallimentare (cfr. Cass. 7.5.2014, n. 9831). (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Forlì, 14 Luglio 2020.


Composizione della crisi da sovraindebitamento – Liquidazione del patrimonio – Reclamo avverso il provvedimento di ammissione alla procedura – Legittimazione del creditore – Sussistenza.
La legittimazione a proporre reclamo avverso il decreto che dispone l’apertura della liquidazione dei beni quale strumento di composizione della crisi da sovraindebitamento, ai sensi del combinato disposto degli artt. 14 quinquies e 10 della legge n. 3/2012 e 739 c.p.c., deve riconoscersi in capo a ciascun creditore del soggetto che intenda avvalersi di siffatta procedura e ciò in quanto titolare di un interesse qualificato alla situazione che costituisce oggetto del provvedimento, subendone inevitabilmente gli effetti. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 23 Gennaio 2020.


Composizione della crisi da sovraindebitamento – Liquidazione del patrimonio – Reclamo avverso il provvedimento di ammissione alla procedura – Intervento volontario del creditore – Inammissibilità.
L’intervento volontario, nella fase del reclamo proposto ai sensi del combinato disposto degli artt. 14 quinquies e 10 della legge n. 3/2012 e 739 c.p.c., in applicazione analogica del disposto di cui all’art. 344 c.p.c., deve ritenersi consentito solo a coloro che potrebbero proporre opposizione a norma dell’art. 404 c.p.c. e tali non possono considerarsi i creditori del soggetto ammesso alla procedura di liquidazione dei beni. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 23 Gennaio 2020.


Composizione della crisi da sovraindebitamento – Liquidazione del patrimonio – Fattibilità della proposta – Sindacato del giudice – Ammissibilità – Limiti.
Spetta al giudice, sia nella fase di apertura della liquidazione che in quella eventuale del reclamo, verificare se la proposta di liquidazione sia fattibile, tanto arguendosi dal disposto di cui agli artt. 14 ter co. 2 e dall’art. 9 co. 2 della legge n. 3/2012, essendo richiesto, come requisito di ammissibilità dell’istanza, che il proponente depositi una attestazione della fattibilità del piano rilasciata dall’O.C.C. sicché all’organo giudicante deve ritenersi consentito un sindacato in ordine a tale profilo, inteso non tanto come valutazione circa la convenienza economica della proposta bensì come verifica della sussistenza o meno di una manifesta inettitudine del piano a raggiungere gli obiettivi prefissati (nel caso di specie la inattuabilità della proposta di definizione  della crisi da indebitamento è stata dedotta in considerazione della ritenuta fondatezza dell’azione di risoluzione contrattuale in precedenza proposta da uno dei creditori e diretta a ottenere la restituzione di gran parte dei cespiti il ricavato della cui vendita, secondo la società proponente la liquidazione del patrimonio, avrebbe dovuto essere destinato al soddisfacimento dei creditori). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 23 Gennaio 2020.


Sovraindebitamento – Liquidazione dei beni ex art. 14ter e ss. legge 3/2012 – Assenza di beni immobili e mobili registrati – Ammissibilità.
E’ ammissibile l’apertura di una procedura di liquidazione dei beni del debitore sovraindebitato ai sensi degli artt. 14ter e ss., l.3/2012 anche allorquando nel patrimonio non sussistano beni immobili o mobili registrati, sussistendo l’utilità della procedura in relazione ai redditi futuri ed ai crediti, per la cui gestione si giustifica l’attività del liquidatore. (Paolo Porcari) (riproduzione riservata) Tribunale Matera, 24 Luglio 2019.


Sovraindebitamento – Procedura di liquidazione in assenza di beni mobili o immobili da liquidare – Redditi e proventi futuri – Ammissibilità.
Il debitore sovraindebitato può accedere alla procedura di liquidazione anche ove non vi sia un patrimonio da liquidare costituito da beni mobili e immobili, ma soltanto un reddito futuro costituito dallo stipendio o dai proventi della sua attività professionale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Matera, 24 Luglio 2019.


Piano del consumatore – Applicazione artt. 12 bis e ss. L 3/2012, valutazione della meritevolezza – Ratio sottesa alla legge – Favor per il consumatore – Insufficienza della colpa lieve secondo il nuovo Codice della crisi di impresa – Necessità di interpretazione storico-evolutiva delle norme

Piano del consumatore – Convenienza rispetto all’alternativa liquidatoria – Importo da sottrarre alla liquidazione ex art 14 ter c.6 lett b), parametro di disponibilità non coincidente con il quinto dello stipendio – Determinazione dell’importo costituente il fabbisogno della famiglia rimesso al giudice
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In sede di applicazione della normativa di cui agli artt. 12 bis e ss L 3/2012 la giurisprudenza ha avuto un atteggiamento di favore verso il consumatore per dare attuazione alla ratio sottesa alla legge sul sovraindebitamento, individuata nel fine di evitare l’esposizione a fenomeni di usura ed estorsione e di garantire il recupero di una serenità economica e di una vita dignitosa, facendo fronte ai debiti secondo le proprie possibilità, senza doversi muovere a tempo indefinito in ambito “sommerso”.

Il favor per il consumatore è avvalorato dal nuovo CCI, che all’art. 69 comma 1 esclude l’accesso alla procedura per il consumatore solo a partire dalla colpa grave, con la conseguenza che non è sufficiente alla sua esclusione l’aver cagionato la situazione di sovraindebitamento con colpa lieve.
Va preferita dunque la lettura delle norme vigenti maggiormente coerente con l’evoluzione normativa, in conformità alle indicazioni della Cassazione a favore di una interpretazione storico evolutiva delle norme.

In tema di convenienza della proposta rispetto alla procedura liquidatoria degli artt 14-ter ss L.3/2012, il parametro di valutazione degli importi necessari al mantenimento da sottrarre alla liquidazione non può essere rappresentato dalla disponibilità della quota di 1/5 dello stipendio, non richiamato l’art 545 cpc e prevista una esclusione specifica all’art. 14 ter c. 6 lett b) altrimenti inutile, e poiché - in aggiunta- la disposizione rimette espressamente al giudice la determinazione di tale importo. (Fabiola Tombolini) (riproduzione riservata)
Tribunale Ancona, 16 Luglio 2019.


Sovraindebitamento – Liquidazione del patrimonio – Crediti impignorabili ex art. 545 c.p.c. – Pensione del sovraindebitato – Diritto a trattenerla nei limiti di legge – Sussistenza – Condizioni.
L’art. 14 ter sesto comma lett. b) l. 3/2012 prescrive che debba essere sottratta alla liquidazione – nei limiti fissati dal giudice – quanto il debitore guadagni con la propria pensione; la norma, pertanto, non pare consentire, letta anche in combinato disposto con la lett. a) del medesimo comma, una totale eliminazione di introiti strettamente “personali”, come la pensione, in ragione della presenza di un sostentamento che derivi al debitore non da altri proventi di cui egli sia diretto titolare (ciò che escluderebbe ragionevolmente la necessità di riservare la pensione al debitore che abbia altri redditi propri) ma solo in ragione del generale diritto all’assistenza ex art. 143 c.c. derivante dalla propria qualità di coniuge. È del tutto ovvio, tuttavia, che si debba considerare certamente anche la posizione economica del coniuge, ma ciò ai soli fini, eventualmente, di ridimensionare e modulare la porzione di redditi da escludere dalla procedura, fermo pur sempre il limite dell’impignorabilità di cui all’art. 545 c.p.c. Va dunque riconosciuto al sovraindebitato il diritto di trattenere la pensione di cui risulti titolare entro i limiti di impignorabilità prevista per tali emolumenti dall’art. 545 c.p.c., e ciò a prescindere dai trattamenti pensionistici di cui beneficia il coniuge. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Pesaro, 13 Maggio 2019.


Sovraindebitamento – Ricorso ex 14-ter l.3/2012 – Rigetto – Reclamo – Inammissibilità.
E’ inammissibile il reclamo avverso il provvedimento che dichiara inammissibile il ricorso alla procedura per mancanza dei presupposti di cui all’art. 14-ter l.3/2012, in quanto afferma la inidoneità a tradursi, per via giudiziale, nella validazione del progetto di ristrutturazione del passivo proposto nel ricorso e che, come tale, riflette una situazione soggetta a mutamento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Alessandria, 19 Aprile 2019.


Sovraindebitamento — Liquidazione del patrimonio — Cessione del quinto dello stipendio.
Nella procedura di liquidazione del patrimonio, ove, trattandosi di procedura concorsuale, vige il principio della par condicio creditorum, il cessionario del quinto dello stipendio subisce la falcidia del proprio credito al pari di ogni altro creditore chirografario. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Brescia, 15 Marzo 2019.


Trust – Funzione illecita – Convenzione dell'Aia del 1° luglio 1985 – Divieto – Criteri di valutazione e indici sintomatici – Fattispecie.
La Convenzione dell'Aia del 1° luglio 1985, ratificata con L. 16 ottobre 1989, n. 364, esclude si possa impedire l'applicazione della lex fori in tema di protezione dei creditori in caso d'insolvenza qualora il trust sia stato utilizzato in funzione illecita, funzione la quale si realizza quando il trust sia stato di fatto utilizzato per eludere la disciplina concorsuale secondo un accertamento in concreto alla luce di indici quali: l'incapienza dei beni e dei crediti conferiti nel trust rispetto ai debiti scaduti; l'entità dei debiti e l'attivo residuo del disponente al momento della costituzione del trust; la successiva cancellazione della società disponente dal registro delle imprese; il mancato compimento di qualsiasi concreta attività di liquidazione.

Il giudizio sulla liceità della causa concreta del trust deve essere svolto ex ante, a nulla rilevando che la società disponente non sia allo stato attuale assoggettabile a procedura concorsuale per lo spirare del termine annuale dalla cancellazione della società dal registro delle imprese.

L'illiceità della causa del negozio di trust sussiste anche qualora lo strumento segregativo del patrimonio sia stato utilizzato al fine di impedire la realizzazione coattiva individuale del credito da parte del creditore sociale, il quale non potrebbe soddisfarsi sui beni conferiti in trust se non previo esperimento di azione revocatoria o di apposito accertamento giurisdizionale della nullità del negozio istitutivo del trust medesimo.

[Nel caso di specie, il trust è stato stipulato quando la società disponente era in stato di insolvenza e in pendenza di una procedura di riscossione avviata a seguito della notificazione di avvisi di accertamento da parte dell'Agenzia delle Entrate.; ritenuta dunque la nullità del negozio istitutivo del trust per illiceità della causa e dichiarata la non riconoscibilità del trust nell'ordinamento italiano in ragione della causa concreta del negozio e la conseguente carenza di legittimazione del trustee a disporre dei beni conferiti in trust, il tribunale ha dichiarato la inammissibilità del ricorso volto ad ottenere l’accesso alla procedura di liquidazione del patrimonio di cui alla legge n. 3 del 2012.] (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Treviso, 03 Gennaio 2019.


Sovraindebitamento – Liquidazione del patrimonio – Apertura procedura anche in assenza di beni mobili o immobili da liquidare – Crediti futuri derivanti da stipendio compresi tra i beni liquidabili – Rilevanza della finanza esterna.
Il debitore pur in assenza di beni mobili registrati o immobili da liquidare può essere ammesso alla procedura di sovraindebitamento, anche se vi siano solo crediti futuri derivanti dal rapporto di lavoro e di finanza fornita da soggetti esterni alla procedura di sovraindebitamento.

L’istituto della liquidazione è strutturato secondo lo schema del fallimento, posto che la dichiarazione di fallimento non è preclusa dall’assenza di beni in capo al fallito, per analogia si deve ritenere che la liquidazione del patrimonio non possa ritenersi preclusa in capo al sovraindebitato privo di beni mobili o immobili.

Infatti, l’art. 14-ter della L. 3/2012 indica espressamente i beni esclusi dalla liquidazione senza menzionare lo stipendio del debitore; inoltre, ai sensi dell’art. 14-quinques lettera d) della medesima Legge, il giudice ordina la trascrizione del decreto di apertura della liquidazione dei beni, solo ove tale procedura contempli la liquidazione di beni immobili o mobili registrati, così implicitamente sottintendendo che laddove il patrimonio non contempli tali beni la procedura è ammissibile e non si deve procedere ad alcuna trascrizione.

Infine, si rileva come l’art. 14-quater della L. 3/2012 preveda la possibilità di conversione della procedura di sovraindebitamento, nell'ipotesi di annullamento dell'accordo o di cessazione degli effetti dell'omologazione del piano del consumatore, in quella di liquidazione del patrimonio.  Poiché nelle procedure alternative alla liquidazione è possibile la cessione di parte dello stipendio, né discende, per analogia, che debba ritenersi ammissibile anche l’accesso diretto alla liquidazione con messa a disposizione a favore dei creditori di parte dei crediti futuri derivanti dallo stipendio. (Matteo Marini) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona, 21 Dicembre 2018.


Sovraindebitamento – Liquidazione dei beni – Proposta fondata esclusivamente su retribuzioni – Inammissibilità.
Non si giustifica il ricorso alla procedura di liquidazione del patrimonio di cui all’art. 14-ter della legge n. 3/2012 quando il ricorso non offra la possibilità di liquidare bene alcuno ma si fondi esclusivamente su somme provenienti da retribuzioni (nel caso di specie si trattava di crediti futuri legati all'esercizio di libera professione e di non certa percezione). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 18 Giugno 2018.


Sovraindebitamento – Liquidazione dei beni – Assenza di atti in frode ai creditori – Presupposto di ammissibilità della domanda – Obbligo di verifica d’ufficio da parte del giudice – Sussistenza

Sovraindebitamento – Atti in frode ai creditori – Oggetto – Beni di pertinenza di società di persone di cui il ricorrente sia stato socio illimitatamente responsabile – Sussistenza
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L’assenza di atti in frode ai creditori nei cinque anni antecedenti costituisce presupposto di ammissibilità della procedura di liquidazione dei beni di cui agli artt. 14 ter e ss. L. n. 3/2012 ed il Giudice è tenuto ad effettuare la relativa verifica anche d’ufficio. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Gli atti in frode ai creditori che rilevano ai fini della declaratoria di inammissibilità della procedura di liquidazione dei beni di cui agli artt. 14 ter e ss. L. n. 3/2012 possono riguardare non solo i beni di cui il ricorrente sia personalmente titolare, ma anche quelli di pertinenza di società di persone di cui egli sia stato socio illimitatamente responsabile con poteri di gestione e disposizione del patrimonio sociale (socio di S.n.c., accomandatario di S.a.s.) (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona, 09 Maggio 2018.


Sovraindebitamento – Beni oggetto della liquidazione – Beni esclusi – Autovettura.
È corretto che il liquidatore della procedura di sovraindebitamento abbia inserito nel programma di liquidazione anche la vendita dell’autoveicolo della signora atteso che le disposizioni normative stabiliscono che la liquidazione ha riguardo a tutti i beni immobili e mobili del debitore fatta eccezione per i beni e crediti di cui all’art. 14-ter, comma 6, tra cui non può essere fatta rientrare l’autovettura. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze, 23 Gennaio 2018.


Sovraindebitamento - Liquidazione del patrimonio ex artt. 14-ter ss. L. 3/2012 - Verifica di eventuali atti in frode ai creditori.
Non rappresenta invece motivo di inammissibilità alla procedura il fatto che il debitore sovraindebitato non sia, al momento della presentazione dell’istanza di liquidazione, proprietario di alcun bene, mobile o immobile, ove lo stesso possa comunque contare su un reddito da potersi usare come fonte di soddisfacimento parziale dei creditori. (Roberto Alemanno) (Giuliano Pacchiani) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 16 Novembre 2017.


Procedure concordate di composizione della crisi – Falcidia Iva – Ratio – Condizioni – Applicabilità all’accordo ex l. 3/2012.
L'art. 7 della legge 3/2012 (così come l'art. 182-ter nella versione anteriore a quella ora vigente) si limita a replicare, in modo affatto neutrale, la regola eurocomunitaria espressa secondo la quale gli Stati membri hanno l'obbligo di garantire il prelievo integrale dell'IVA sul territorio ai sensi degli articoli 2, 250, paragrafo 1, e 273 della direttiva IVA nonché dell'articolo 4, paragrafo 3, TUE.

Così come nella normativa comunitaria non è esplicitata la regola derivata (per l'appunto, implicita) secondo cui gli Stati membri, ove non sia possibile il prelievo integrale, possono/devono garantire il miglior prelievo possibile per come accertato nell'ambito di un procedimento sottoposto a controllo giurisdizionale e nell'ambito del quale sia garantita la possibilità di voto e di opposizione del creditore, ugualmente è a dirsi in riferimento alla regola sull'IVA contenuta nell'art. 7.

L'interpretazione conforme (alla luce della sentenza del 7 aprile 2016 della Corte di Giustizia UE) consente di ritenere che il divieto di falcidia dell'IVA previsto dalla norma la sull'accordo del sovraindebitato faccia implicitamente salva l'ipotesi che la proposta preveda un trattamento migliore rispetto a quello consentito dalla alternativa liquidatoria di cui all'art. 14-ter, esprimendo così la regola generale rispetto alla quale l'eccezione deve ritenersi non esclusa, ma implicita.

Ciò potrà verificarsi tutte le volte in cui intervenga per il pagamento di una quota del credito IVA (e dei creditori chirografari se esistenti) un apporto finanziario esterno, non ipotizzabile nel caso di liquidazione, per cui diventi possibile il giudizio positivo in ordine al trattamento migliore nell'ambito della procedura consensuale, in assenza di maggiori incrementi (o decrementi dell'indebitamento riconosciuto) tipicamente riconducibili alla fase liquidatoria.

Sotto altro profilo, si può notare che il terzo periodo del primo comma dell'art. 7 esordisce con l'espressione "in ogni caso" che si collega con la regola sul pagamento non integrale dei creditori privilegiati all'interno della quale pare espressa la previsione della sola dilazione dell'IVA, lasciando spazio operativo ad una diversa regola quale quella del trattamento migliore rispetto alla alternativa liquidatoria a seguito di apporto di finanza esterna.

Tale considerazione appare particolarmente significativa in tema di concordato preventivo e di valutazione dell'ambito applicativo del nuovo art. 182-ter che, per quanto prima osservato, adotta un criterio selettivo (la incapienza dei beni soggetti a prelazione) più angusto e dissonante rispetto a quello inteso dalla sentenza del 7 aprile 2016 della Corte di Giustizia UE.

Anche al fine di evitare nuove censure a livello comunitario, adottando una interpretazione conforme ai principi UE, sembra sostenibile ipotizzare il mantenimento di un doppio binario così strutturato:
a) la transazione fiscale sarebbe l'unica via percorribile dal debitore (con ciò dando significato all'avverbio "esclusivamente" di cui all'incipit dell'art. 182-ter) che intendesse proporre una falcidia dell'IVA nei limiti della capienza dei beni e cioè solo dimostrando che la falcidia proposta non è deteriore in relazione alla valutazione dei beni oggetto di prelazione;
b) ma anche nel concordato semplice (senza transazione fiscale) sarebbe sempre ammissibile una falcidia IVA, purché modulata in conformità con i principi comunitari e, dunque, da valutarsi in riferimento al diverso (e più severo) filtro della convenienza della proposta rispetto alla alternativa liquidatoria, come indicato dalla sentenza della Corte di Giustizia UE del 7 aprile 2016.

Tale interpretazione riporterebbe la questione IVA all'interno della normale dinamica concordataria restaurando quel rapporto di specialità intercorrente tra la disciplina del concordato semplice e la disciplina del concordato con transazione fiscale così, come delineato dalle Sezioni Unite della Cassazione del 2016. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Pistoia, 26 Aprile 2017.


Sovraindebitamento – Liquidazione del Patrimonio – Impiego di quota del TFR per soddisfare i creditori – Decreto ex art. 14 quinquies L 3/12.
Il debitore, in ipotesi di liquidazione del proprio patrimonio, può impiegare anche la quota “riscattabile” del TFR per far fronte al soddisfacimento dei creditori, Equitalia inclusa. (Costanza Desiderio) (Andrea Stefani) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 22 Aprile 2017.


Sovraindebitamento – Compimento di atti in frode ai creditori – Verifica della meritevolezza del debitore – Conseguenze.
La disciplina della composizione della crisi da sovraindebitamento è in controtendenza rispetto alla scelte operate dal legislatore in materia di concordato preventivo, essendo il tribunale chiamato a più riprese e sotto diversi profili a verificare la meritevolezza del soggetto sovraindebitato. Lo dimostra la previsione secondo cui l'O.C.C. deve indagare sulle cause dell'indebitamento, sulla diligenza del debitore nell'assunzione delle obbligazioni, sulle ragioni dell'incapacità del debitore di adempiere alle obbligazioni assunte, sull'attendibilità della documentazione allegata all'atto introduttivo delle procedure, sulla solvibilità del debitore negli ultimi cinque anni e dunque, in sintesi, sulla condotta tenuta dal debitore nel periodo antecedente l'accesso alla procedura.

In questo contesto si colloca anche l'aver imposto al debitore di fornire l'elenco degli atti dispositivi degli ultimi cinque anni, si che l'O.C.C. possa valutarli e l'aver condizionato l'ammissibilità del piano del consumatore, dell'accordo di composizione della crisi e della liquidazione dei beni come prevista dall'art. 14 ter della legge, all'accertamento da parte del giudice, senza necessità di sollecitazione alcuna, della mancanza di atti di disposizione patrimoniale di natura fraudolenta posti in essere dal debitore, che, se esistenti, lo rendono immeritevole dei vantaggi che derivano dal buon esito della procedura indipendentemente dalla loro idoneità decettiva. Lo conferma il fatto che l'esistenza di atti di frode rende inammissibile sia l'accordo, che richiede una manifestazione di volontà da parte dei creditori, sia il piano del consumatore e la procedura di liquidazione dei beni, che non necessitano invece dell'adesione del ceto creditorio. Sarebbe infatti irragionevole ritenere che la medesima espressione - atti di frode - che ricorre sia nell'art.10 che negli artt. 12 bis e 14 quinquies della legge in esame vada interpretata diversamente a seconda che sia formulata una proposta di accordo o il debitore faccia ricorso ad una delle altre procedure previste dalla medesima legge. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 18 Novembre 2016.


Sovraindebitamento - Requisiti soggettivi - Soggetti per i quali non sussistono le condizioni di inammissibilità di cui all’art. 7, comma 2 lett. a) e b) l. 3/2012 - Imprenditore agricolo.
L’art. 14-ter, comma 1, l. n. 3/2012 ammette alla liquidazione tutti i soggetti per i quali non sussistono le condizioni di inammissibilità di cui all’art. 7 comma 2, lett. a) e b) della legge citata; tra tali soggetti rientra l’imprenditore agricolo, per il quale, in virtù dell’art. 7, comma 2-bis, cit., la condizione di inammissibilità di cui alla lettera a) è esclusa.

L’art. 14-ter, comma 1, nella parte in cui esclude le ipotesi di inammissibilità di cui all’art. 7, comma 2 lett. c) e d), va quindi letto come norma volta ad ampliare il novero dei soggetti che hanno accesso alla procedura di liquidazione rispetto a quelli ammessi alla procedura di composizione. (Marco Bianchi) (riproduzione riservata)
Tribunale Lucca, 14 Novembre 2016.


Procedure concorsuali - Falcidia dell’Iva - Sovraindebitamento - Natura sostanziale della norma che vieta la falcidia dell’Iva - Esclusione.
L'art. 7 della legge n. 3 del 2012 (sovraindebitamento) non ha carattere “sostanziale”, ma esclusivamente “procedimentale” in quanto la disposizione si trova inserita nell'art. 7, il quale si riferisce esclusivamente al piano dell'accordo di composizione dei debiti di cui all'art. 10 ed al piano del consumatore di cui all’art. 12-bis, ma non connota anche la liquidazione dei beni (piccolo fallimento) di cui all'art. 14-ter. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello L'Aquila, 30 Settembre 2016.


Sovraindebitamento - Requisiti - Debitore che abbia fatto ricorso al procedimento nei cinque anni precedenti - Decreto di apertura - Necessità.
La disposizione contenuta nell’articolo 7, comma 2, lett. b) della legge n. 2/2012, la quale prevede che la proposta non sia ammissibile quando il debitore “ha fatto ricorso, nei precedenti cinque anni, ai procedimenti di cui al presente capo”, deve essere interpretata nel senso che il debitore deve avere comunque beneficiato degli effetti riconducibili alla procedura i quali non possono che prodursi con l’emissione del decreto di apertura. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Prato, 28 Settembre 2016.


Sovraindebitamento - Giudice competente - Trasferimento della sede o della residenza - Applicazione analogica delle disposizioni di cui all’articolo 9, comma 2, l.f. - Esclusione.
L’interpretazione delle disposizioni di cui agli articoli 9 e 14-ter della legge n. 3/2012 non consente di ritenere applicabile in via analogica l’articolo 9, comma 2, legge fall., né di affermare che eventuali trasferimenti di residenza (o di sede) attuati in funzione strumentale possono determinare una declaratoria di incompetenza del tribunale presso il quale il debitore ha trasferito la propria residenza (o sede) se non quando emergano o siano stati provati elementi dai quali ricavare il carattere fittizio del trasferimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Prato, 28 Settembre 2016.


Sovra indebitamento - Imprenditore agricolo - Accesso diretto ad entrambi gli istituti di composizione della crisi da sovra indebitamento.
Gli imprenditori agricoli possono accedere al procedimento di liquidazione del patrimonio di cui agli artt. 14-ter e ss. della l. 3/2012 anche in assenza di espressa previsione dell’art. 7, comma 2-bis, potendo la liquidazione seguire ad una vicenda patologica dell’accordo relativo al sovraindebitamento, per conversione, ed anche a richiesta dello stesso debitore ex art. 14-quater, per cui appare evidente che gli imprenditori agricoli possano accedere ad entrambi gli istituti di composizione della crisi da sovra indebitamento in modo diretto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Ravenna, 15 Febbraio 2016.


Sovraindebitamento – Nomina dell’organismo di composizione della crisi – Assenza di disciplina regolamentare per l’iscrizione all’albo degli organismi di composizione della crisi – Nomina da parte del presidente del tribunale..
Nel contesto della procedura di liquidazione dei beni prevista dall’articolo 14 ter legge 27 gennaio 2012, n. 3, il Tribunale del luogo di residenza del debitore può procedere alla nomina dell’organismo di composizione della crisi al fine la produzione della relazione di quest’ultimo circa la natura e le cause dell’indebitamento del debitore. (1) (Francesco Stocco) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 08 Luglio 2013.